Patanjali e gli 8 passi dello Yoga

Patanjali e gli 8 passi dello Yoga

Se sei un praticante di Yoga avrai sicuramente sentito parlare degli 8 passi dello Yoga di Patanjali.

Si tratta di un argomento estremamente affascinante, il faro che dovrebbe guidare l’azione di ogni Yogi sul tappetino ma soprattutto nella vita di ogni giorno.
Dopotutto devi sapere che, limitare questa Disciplina millenaria alla semplice esecuzione degli Asana, è qualcosa di estremamente riduttivo e fuorviante!

Conosciuto anche come “Sentiero dello Yoga a 8 stadi” di Patanjali, o “Albero dello Yoga a 8 rami” o ancora “Le 8 membra della Yoga”, di fatto si tratta di una cosa sola: la Via Maestra destinata a chi voglia davvero intraprendere il percorso yogico per farne un autentico Stile di Vita. 

Ed è proprio il Saggio Patanjali, nei suoi Yoga Sutra, ad indicarci la strada di quello che è noto come sistema dello Yoga Classico, definito anche Ashtanga Yoga.
Infatti, “Ashta” significa “otto”, mentre “Anga” vuol dire “passi” o “membra”. 

Immagina di percorrere proprio un Sentiero in cui, ognuno degli 8 passi, rappresenta un gradino verso il raggiungimento della piena consapevolezza di te stesso… 
La perfetta sintesi fra mente, corpo e spirito! 

Se preferisci puoi visualizzare un Albero, dalla profondità delle sue radici fino alla vetta in cui maturano splendidi frutti…

Sei pronto ad intraprendere questo cammino insieme?

Ma prima di avventurarci lungo il Sentiero degli 8 passi, scopriamo qualcosa di più su Patanjali e sulla celebre opera degli Yoga Sutra!

Buon viaggio!

Chi era Patanjali?

Ma chi era davvero Patanjali

Molto probabilmente avrai sentito citare questo nome durante qualche lezione di Yoga in presenza oppure Online; magari lo avrai letto in qualche libro… 

Non a caso, questo “mitico” filosofo indiano, è considerato il padre dello Yoga Classico e fondatore dello Yoga Dasrana.

Infatti Patanjali fu il primo ad aver interpretato lo Yoga quale dottrina filosofica organica da tradizione mistica che era in passato.

Inoltre a Patanjali è riconducibile la nascita del Raja Yoga, vale a dire lo “Yoga Regale”.
Ne hai mai sentito parlare?
Si tratta di un tipo di Yoga prevalentemente meditativo che spesso viene contrapposto allo Hatha Yoga inteso, quest’ultimo, come “Via dello sforzo”, ovvero uno Yoga più propriamente fisico.

Tuttavia di Patanjali sappiamo davvero poco e quel poco che si conosce è piuttosto contraddittorio…
Spesso le informazioni su di lui si confondono tra realtà, mito e leggenda. 

Secondo la tradizione indiana Patanjali nacque in Ilavritavarsha, un luogo oltre l’India, eterno e celestiale.
Secondo alcuni storici invece, nacque in Sri Lanka prima di Cristo.

Nemmeno sulla sua data di nascita ci sono notizie certe: gli Indù lo collocano intorno al 10000 a. C. mentre alcuni storici tra il IV e VI sec d.C..

L’ipotesi storicamente più accreditata, dice che Patanjali sia stato un filosofo indiano vissuto nel II sec a.C. e che codificò il codice Yoga attingendo alla tradizione orale.

Patanjali tra mito e leggenda

Le leggende indiane sulla nascita di Patanjali sono davvero tantissime. 

La più diffusa narra che Patanjali fosse l’incarnazione di Adisesa, il serpente di Shiva e re dei Naga, figure mitologiche della tradizione vedica e induista dalla natura semidivina, metà uomo e metà serpente.
Da qui deriverebbe la rappresentazione iconografica di Patanjali come uomo con la coda di serpente e 4 mani.

Infatti, tale leggenda narra che un giorno Visnu, mentre era seduto sul suo serpente, restò affascinato ed incantato nel vedere Shiva danzare. Adisesa implorò Shiva di insegnargli quella danza perché potesse rendere felice il suo signore e iniziò a danzare. Visnu colpito dalla devozione del serpente, gli concesse l’incarnazione perché, con la sua danza potesse far felici gli uomini sulla terra.

Infine, fu così che Adisesa si incarnò nel ventre di Gonika, donna sterile che pare praticasse Yoga.
Egli fu dunque chiamato Patanjali, da “pata”, “caduto dal cielo”, e “anjali”, “benedizione”, proprio a sottolineare che sarebbe stato una benedizione per l’umanità… sarebbe stato “la grazia discesa dal cielo”.

Patanjali è spesso raffigurato come un uomo con la coda di serpente e 4 mani
Patanjali è spesso raffigurato come un uomo con la coda di serpente e 4 mani

Patanjali e le sue opere

Così come per i suoi natali e per la sua vita, anche quando si tratta di definire le opere di Patanjali l’incertezza continua. 

Di fatto, le fonti che riguardano la sua produzione scritta, sono piuttosto contraddittorie. 

Tuttavia sembrerebbe che, attraverso gli Yoga Sutra, fu proprio Patanjali il primo a mettere per iscritto insegnamenti che fino ad allora erano stati tramandati solo oralmente.

Alcuni sostengono che Patanjali sia anche l’autore di un trattato di medicina ayurvedica e di uno di grammatica sanscrita, il Mahabhasya o Grande Commentario sulla grammatica di Panini.

Si tratta di opere studiate ancora oggi dagli Yogi di tutto il mondo ma, anche in questo caso, difficili da datare e da ricondurre con estrema esattezza a Patanjali.

Certo è che il tema dell’Ayurveda fu di grande interesse per Patanjali considerando che, argomenti come la diagnosi delle malattie, la struttura e la funzione del corpo umano, il mantenimento di una buona forma fisica e il benessere sono più volte menzionati negli stessi Yoga Sutra. 

Allo stesso modo Patanjali fu certamente un grande conoscitore del sanscrito e del suo vocabolario.
Infatti egli contribuì a rendere la lingua sanscrita uno strumento sottile e raffinato, capace di esprimere in pochi caratteri concetti estremamente complessi e profondi. 

Gli Yoga Sutra di Patanjali

Nel mare di leggende e incertezze, a questo punto ti chiederai se Patanjali sia realmente esistito e se sia stato davvero lui l’autore degli Yoga Sutra

Ebbene, qualche dubbio c’è…
Ma chiunque sia stato, Patanjali ha il merito di aver raccolto e riportato fino ai giorni nostri una tradizione orale preziosissima.
Infatti egli fu il primo a mettere per iscritto quegli insegnamenti fino ad allora tramandati a voce da Maestro a discepolo, dando origine ad uno dei sistemi filosofici alla base dell’Induismo.

In altre parole, si possono mettere in dubbio la vita e l’attribuzione delle opere a Patanjali ma gli Yoga Sutra ci sono. E, fortunatamente, sono giunti fino ai giorni nostri!

Ma veniamo agli Yoga Sutra… Che cosa sono?

Si tratta di un testo redatto probabilmente intorno al 250 a.C. e composto da 196 aforismi, versetti o sentenze (i Sutra, appunto).
Il termine sanscrito “Sutra” significa infatti “filo”.
Dunque gli Yoga Sutra sono composti da brevi frammenti di testo, affermazioni concise che il Maestro rivolge all’allievo.
Ciò, come previsto dalla consuetudine del tempo, doveva servire affinché fosse più facile ricordarne i precetti.

Come scopriremo in seguito, quello che potrebbe sembrare un testo teorico in realtà è un eccellente manuale pratico di Yoga

Inoltre gli Yoga Sutra sono a loro volta suddivisi in 4 libri, sezioni o capitoli. Si tratta di 4 parti che in sanscrito vengono definite “Pada”. 

Scopriamo subito di cosa si tratta!

Gli Yoga Sutra di Patanjali sono suddivisi in 4 sezioni
Gli Yoga Sutra di Patanjali sono suddivisi in 4 sezioni

Le 4 sezioni degli Yoga Sutra (Pada)

Prima di avventurarci specificamente alla scoperta degli 8 passi dello Yoga secondo Patanjali proviamo a capire qualcosa di più sugli Yoga Sutra… 

Come accennato poco fa gli Yoga Sutra sono costituiti da 4 sezioni che descrivono la pratica e gli scopi dello Yoga attraverso gli 8 passi che il praticante dovrebbe seguire per raggiungere quello che Patanjali chiama Kaivalya, cioè la Libertà suprema, il fine ultimo dell’Ashtanga Yoga.

Ecco i 4 capitoli (in sanscrito Pada) che compongono gli Yoga Sutra di Patanjali:

  1. Samadhi Pada – Il Sentiero dell’Unione (composto da 51 Sutra).
    In questa prima sezione Patanjali introduce il concetto di Yoga come mezzo per il raggiungimento del Samadhi, vale a dire lo Stato di suprema Beatitudine o Illuminazione.
    L’intero capitolo è dedicato al concetto di Contemplazione introspettiva e, di fatto, è rivolto ai praticanti spiritualmente già evoluti. 
  1. Sadhana Pada  – Il Sentiero della Pratica iniziatica (composto da 55 Sutra).
    Questa seconda sezione è dedicata alla Pratica dello Yoga. 
    È qui che Patanjali entra nel dettaglio per spiegare i primi 8 passi dello Yoga, cioè l’Ashtanga Yoga.
    In sostanza questo capitolo contiene le “istruzioni” per la pratica dello Yoga.
  1. Vibhuti pada  – Il Sentiero delle facoltà sovrumane (composto da 56 Sutra).
    Nella terza sezione degli Yoga Sutra Patanjali prosegue nell’illustrare la progressione della Pratica e parla dei “poteri” che il praticante può acquisire lungo il percorso yogico. 
  1. Kaivalya pada  – Il Sentiero dell’Emancipazione (composto da 34 Sutra).
    Nella quarta ed ultima sezione degli Yoga Sutra Patanjali affronta il tema della Liberazione, vale a dire il conseguimento del più alto stato del Kaivalya.

La definizione di Yoga secondo Patanjali

Devi sapere che è proprio nei primissimi aforismi degli Yoga Sutra che Patanjali mette in chiaro l’essenza della sua opera. 

Infatti è nel Samadhi Pada che Patanjali:

  • Enuncia lo scopo della sua opera (nel Sutra 1.1)
  • Definisce il concetto di Yoga (nel Sutra 1.2)

«E adesso, espongo l’insegnamento dello Yoga» (Yoga Sutra 1.1)

Attraverso questo primo Sutra, Patanjali denuncia la natura orale della trasmissione delle informazioni da Maestro a discepolo, come avveniva nella tradizione di molti Sutra brahmanici

Inoltre, con tale esordio, l’autore sottolinea soprattutto l’importanza del “tempo presente” come a voler indicare che siamo di fronte ad un momento molto importante e che, il momento per praticare Yoga, è proprio “adesso”. 

«Lo Yoga è lo spegnimento dell’attività mentale, del turbinio della coscienza» (Yoga Sutra 1.2)

Questo secondo Sutra si riferisce invece al celebre concetto di «Yoga chitta vritti nirodha» che condensa l’intera opera di Patanjali.

È qui che l’autore espone la sua definizione di Yoga.

Infatti, secondo Patanjali, la nostra mente può essere paragonata ad una scimmia che salta senza sosta da un ramo all’altro. 

Quindi il compito di uno Yogi è quello di arrestare il continuo e incessante fluire dei pensieri (le cosiddette fluttuazioni della mente, “vritti”) che gli impediscono di prendere atto della concretezza della realtà nel momento presente.

Di conseguenza, solo quando la mente è calma il praticante può trovarsi pienamente in uno Stato di Yoga o, se preferisci, nel famigerato “qui e ora”.   

Patanjali e gli 8 passi dello Yoga

Dopo aver fatto un po’ di chiarezza su Patanjali e sugli Yoga Sutra veniamo ora agli 8 passi dello Yoga così come illustrati all’interno dell’opera. 

Anzitutto è bene specificare come ciascuno di questi 8 stadi (definiti anche “rami” o “membra”) sia uno propedeutico all’altro nonostante nessuno sia più o meno importante di un’altro.
Di fatto tutti devono essere praticati in egual misura.
Infatti è come se ognuno degli 8 passi rappresentasse un gradino di una scala che conduce alla piena completezza dell’individuo…
Se preferisci immagina di percorrere un Sentiero a 8 tappe ma ricorda che, lungo questo cammino, non sono ammesse scorciatoie!

Ecco quali sono gli 8 passi dello Yoga secondo Patanjali:  

  1. Yama – Precetti morali universali o astensioni
  2. Niyama – Prescrizioni o osservanze personali
  3. Asana – Posture del corpo
  4. Pranayama – Tecniche di respirazione per il controllo ed espansione del Prana
  5. Pratyahara – Ritrazione dei sensi dagli oggetti
  6. Dharana – Concentrazione
  7. DhyanaMeditazione
  8. Samadhi – Congiunzione con l’oggetto della Meditazione o Unione con il Divino

Come avrai già intuito si tratta di 8 linee guida che ci aiutano a raggiungere la piena consapevolezza in modo da vivere un’esistenza in pace con noi stessi e con l’intero Universo. 

In sostanza, attraverso il Sistema degli 8 stadi elaborato da Patanjali, il praticante potrà percorrere il Sentiero del risveglio spirituale e raggiungere la liberazione dalle limitazioni inflitte dalla mente e, di conseguenza, scoprire il proprio vero Sé. 

Ma ora scopriamo, uno ad uno, quali sono gli 8 passi dello Yoga… 

Gli 8 passi dello Yoga secondo Patanjali
Gli 8 passi dello Yoga secondo Patanjali

1 | Yama

Gli Yama rappresentano il primo degli 8 passi dello Yoga di Patanjali.
Si tratta di una serie di 5 precetti morali universali definiti anche “astensioni”.
Sono principi etici o valori davvero utili che tu stesso potresti scegliere come guide nella gestione delle relazioni con gli altri e con tutto ciò che ti circonda.  

Di fatto, abbracciare le indicazioni degli Yama, ti consentirà di far brillare nella tua vita qualità come la compassione, l’onestà e la generosità.
Infatti, oltre a rappresentare i presupposti fondamentali per ogni praticante di Yoga, gli Yama, ti offriranno l’opportunità di dare il tuo contributo positivo alla società e al mondo in cui vivi.

Ecco quali sono i 5 Yama:

  1. Ahimsa Non violenza, gentilezza, compassione
  2. Satya Verità, onestà, autenticità
  3. Asteya – Non rubare, non appropriazione
  4. Brahmacharya – Moderazione, continenza, autodisciplina
  5. Aparigraha – Non accumulo, non attaccamento

In uno dei prossimi articoli approfondiremo ulteriormente il concetto di Yama ma soprattutto scopriremo quali sono le sue possibili applicazioni nella pratica Yoga e nella vita di tutti i giorni…

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2 | Niyama

Ma passiamo ora al secondo degli 8 passi dello Yoga di Patanjali: Niyama.

In questo caso il concetto di Niyama comprende 5 prescrizioni o osservanze personali che descrivono il modo in cui relazionarci con noi stessi

I Niyama sono considerati dei valori che riguardano la nostra interiorità, la nostra parte più profonda e autentica, in una prospettiva di crescita spirituale.  

Ecco quali sono i 5 Niyama:

  1. Saucha – Pulizia, purezza
  2. Santosha – Contentezza, appagamento, soddisfazione
  3. Tapas – Disciplina, ardore, forza
  4. Svadhyaya –  Studio delle sacre scritture, conoscenza e consapevolezza di Sè
  5. Ishvara Pranidhana – Arrendersi al Divino, abbandonarsi ad un Essere Supremo

3 | Asana

Dopo aver percorso i primi due passi che ci indicano la via da seguire per entrare in connessione con gli altri e con noi stessi, Patanjali parla di Asana.

Dunque le posizioni del corpo rappresentano il terzo degli 8 passi dello Yoga.
Quindi, prima di arrivare alle posture e alla pratica delle posizioni Yoga, è molto consigliato assimilare e mettere in pratica gli step precedenti. 

Per alcuni occidentali che si approcciano per la prima volta alla Disciplina dello Yoga potrebbe sembrare difficile da credere… eppure, indicazioni morali e osservanze personali, rappresentano i presupposti ineludibili che precedono la pratica fisica sul tappetino

Inoltre è interessante sapere che Patanjali menzioni il termine Asana in un solo Sutra, parlando genericamente di una qualsiasi posizione che risulti stabile e comoda.

Infatti Patanjali introduce il concetto di Asana una sola volta nel secondo capitolo degli Yoga Sutra (Sadhana Pada) parlandone al Sutra 2.46.

«Sthira Sukham Asanam» (Yoga Sutra 2.46)

Il Sutra potrebbe essere tradotto: «Le posizioni corporee devono essere stabili e confortevoli».

Gli Asana rappresentano il terzo degli 8 passi dello Yoga di Patanjali
Gli Asana rappresentano il terzo degli 8 passi dello Yoga di Patanjali

4 | Pranayama

Il quarto passo dello Yoga, così come indicato da Patanjali, è Pranayama

Come probabilmente saprai la parola Pranayama si riferisce al controllo della respirazione e del flusso vitale.

Il termine sanscrito è composto infatti da “Prana” (che significa “energia vitale” o “soffio vitale”) e “Ayama” (che può essere tradotto come “espansione” o “allungamento”). 

Secondo Patanjali il Pranayama presuppone un’adeguata preparazione attraverso la rigorosa osservanza di norme etiche, di pratiche di purificazione e perfezionamento di Sé, nonché la padronanza delle posture corporee.

Non a caso Patanjali colloca le tecniche di espansione del respiro dopo le Asana affinché queste possano intensificare i benefici delle posizioni del corpo, innalzare la loro forza energetica e potenziarne quindi il lavoro sul tappetino. 

Infatti, ciò che differenzia i vari tipi di Yoga dalle altre Discipline è la strettissima connessione tra movimento e respiro.
Ad esempio, nello stesso Hatha Yoga, e in particolare nel Vinyasa Yoga, ad ogni movimento corrisponde un preciso atto respiratorio. 

Se vuoi scoprire tutti i benefici della Respirazione Yoga e le tecniche più diffuse consulta la nostra Guida che ti introdurrà ai segreti di questa straordinaria Arte!

5 | Pratyahara

Pratyahara, definito come il “ritiro dei sensi” dal mondo esterno, è il quinto passo o “stadio” del Raja Yoga di Patanjali

Come probabilmente avrai intuito stiamo proseguendo lungo un Sentiero che ci condurrà verso uno stato sempre più profondo e meditativo. 

Siamo partiti infatti dalle indicazioni morali e osservanze personali, passando poi dalle posizioni del corpo alle tecniche di respiro, per arrivare ora a volgere il nostro sguardo completamente verso l’interno.

Infatti, secondo Patanjali, praticare correttamente Pratyahara significa astrarsi dal mondo attraverso la ritrazione dei sensi dagli oggetti. Si tratta di una sorta di isolamento sensoriale che ci consente di raggiungere una conoscenza più alta che deriva dalla nostra coscienza. 

In altre parole, attraverso la pratica di  Pratyahara, vista, udito, olfatto, tatto e gusto non vengono più rivolti verso gli oggetti e il mondo esteriore, ma vengono diretti verso quel mondo sconfinato che è dentro ciascuno di noi.  

Pertanto Pratyahara rappresenta uno snodo fondamentale tra i primi 4 passi esterni e i successivi 3 passi ben più interni e profondi. 

6 | Dharana

Ed eccoci al sesto degli 8 passi dello Yoga di Patanjali: Dharana
Il concetto di Dharana può essere tradotto come Concentrazione. 

Siamo di fronte a quello stadio che precede la Meditazione e che viene correttamente preparato grazie al ritiro dei sensi verso l’interno.

Dharana ci insegna a focalizzare la nostra attenzione su un unico oggetto o scopo, a fissare la coscienza su qualcosa di specifico.

In poche parole ci invita a portare l’attenzione totalmente su qualcosa fino a divenirne un tutt’uno. 

In questo modo aiutiamo la nostra mente a disciplinarsi rispetto al suo abituale funzionamento nel quale, come una scimmia, tende a saltare da un pensiero all’altro.

Questa abilità di grande Concentrazione può essere esercitata in vari modi.

Ad esempio, potresti incanalare tutta la tua attenzione nello spazio fra le sopracciglia, sede di Ajna Chakra o Terzo Occhio. 
O ancora potresti concentrarti provando a visualizzare un altro dei centri energetici così come indicato dal Sistema dei Chakra

Un altro metodo efficace potrebbe essere quello di focalizzare la tua mente sulla fiamma di una candela (Trataka Kriya, un’ottima pratica di Purificazione e Concentrazione). 

In alternativa potresti provare a sperimentare lo Stato di Dharana attraverso la recitazione di un Mantra o fissando uno Yantra

7 | Dhyana

Il settimo degli 8 passi dello Yoga indicati da Patanjali è Dhyana.

Dhyana può essere tradotto come lo Stato di Meditazione o di contemplazione profonda caratterizzata da una coerente lucidità. 

Alla luce di quanto visto finora potremmo considerare la Meditazione come uno Stato di Concentrazione molto più avanzato e stabile. 

Infatti nella Meditazione si mantiene interiormente la rappresentazione mentale dell’oggetto su cui si era fissato il Dharana.

In altre parole la Meditazione può essere definita coma Concentrazione che diviene operazione continuativa. 

Tuttavia è possibile giungere alla vera Meditazione solo quando la concentrazione su di un punto diventa uno Stato Naturale, un punto di attenzione e presenza che non richiede alcun tipo di sforzo o concentrazione.

Infatti, la “Meditazione Accade”…

Infine, lo Stato di Meditazione dovrebbe sfociare gradualmente nel Samadhi, vale a dire l’obiettivo finale dell’Ashtanga Yoga.

Ma se desideri approfondire la Pratica della Meditazione e scoprirne tutti i benefici ti consiglio di seguire questa video lezione gratuita di “Introduzione alla meditazione” tenuta da Igor Cerfolli, Maestro e Dirigente Didattico di Yoga Planet.

8 | Samadhi

Siamo giunti all’ottavo ed ultimo degli 8 passi dello Yoga Patanjali, ovvero Samadhi

Samadhi rappresenta lo stadio glorioso e finale dell’Ashtanga Yoga che si ottiene attraverso la congiunzione con l’oggetto della Meditazione per arrivare all’Unione con il Divino.

Questa è la tappa conclusiva del Percorso che può essere definita anche come Estasi, Liberazione o Illuminazione. 

Dunque è in questa fase che lo Yogi raggiunge la perfetta conoscenza della Verità suprema nella quale non esistono più distinzioni ma si sperimenta lo Stato dell’Essere come parte del Tutto, la Perfetta Unione tra il Sé individuale e il Sé Universale.
Samadhi rappresenta dunque la Connessione con il Divino e con tutto ciò che è manifesto ed immanifesto. 

Samadhi è quell’istante trascendentale di pura Presenza.

In questo modo Patanjali ci ha fornito non poche indicazioni per intraprendere il nostro cammino verso il raggiungimento della piena consapevolezza.

Mi rendo conto che il Sentiero potrebbe sembrare in salita ma vale davvero la pena intraprendere ogni singolo passo anche perché, ad ogni tappa, il panorama è a dir poco  affascinante!

Per comprendere meglio di seguito puoi guardare il video riassuntivo sugli 8 passi dello Yoga di Patanjali

Conclusioni

In questo articolo dedicato agli 8 passi dello Yoga secondo Patanjali abbiamo cominciato a conoscere il celebre filosofo indiano autore degli Yoga Sutra

Abbiamo poi tentato di fare chiarezza sulle poche informazioni certe che lo riguardano ma soprattutto abbiamo capito l’importanza del percorso che Patanjali ha tracciato per gli Yogi di ieri, di oggi e di domani.

Mi auguro di averti dato qualche spunto interessante per proseguire nella tua pratica e nel tuo personale cammino di crescita…

Nei prossimi articoli continueremo ad analizzare nel dettaglio ognuno degli 8 passi che costituiscono la Via di quello che viene definito Ashtanga Yoga.

Perciò, se non vuoi perderti ulteriori approfondimenti utili per una pratica yogica davvero consapevole, ti ricordo di continuare a seguirci qui sul Blog di Yoga Planet!

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Grazie per il tempo che ci hai dedicato…

Al prossimo articolo!

Francesca Nera 🙂