Ujjayi, il Vittorioso

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Ujjayi, il Vittorioso

 Ujjayi il Vittorioso

In un articolo di qualche mese fa ho introdotto alcuni concetti per spiegare in modo semplice le basi dello yoga. 
Uno degli aspetti fondamentali è il pranayama. 
Sintetizzando il Prana è energia in movimento che scorre e dà vita, il fulmine dentro di noi e il pranayama è la scienza yogica dell’espansione pranica nell’essere che si prefigge di intensificare e “controllare” consciamente quel processo che aumenta le energie fisiche e mentali, il metabolismo panico.

La prima tecnica pranayamica da apprendere è indubbiamente Ujjay, il respiro del vittorioso così definito perché durante l’ispirazione il torace si gonfia espandendo il diaframma e i polmoni in ampiezza. 
È una respirazione  semplice da praticare in qualsiasi momento della giornata, ed ha un effetto calmante sul sistema nervoso e sulla concentrazione risultando una valita tecnica all’approccio meditativo.

Donando inoltre una piacevole sensazione di freschezza, rallenta il battito cardiaco e normalizza la pressione sanguigna. È caratterizzata da inspiro lento ed espiro riluttante, dalla consapevolezza dell’aria che si diffonde in tutto il corpo, dal seguire con la mente il respiro. Ujjay Pranayama emette un suono particolare che equivale a “Sa” nell’inspiro, “Ha” nell’ espiro prodotto dal passaggio dell’aria attraverso la glottide lievemente contratta ed è il respiro della pratica Hatha Yoga poiché l’inspiro lento ed esteso, dona vitalità, resistenza e concentrazione.

Praticare un asana senza adeguata respirazione non è praticare yoga. Un asana inondata dal respiro connette all’universo, rappresenta il tentativo dell’anima individuale di compenetrarsi nell’anima universale, è indubbiamente un asana meditativa. 
Il respiro è il primo atto della vita ed è anche l’ultimo… Quasi a sottolineare che si torna in quel luogo da cui siam partiti, nella ciclicità dell’eterno.

Mary Bellomo

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