Non c’è un Tempo per Fiorire

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Non c’è un Tempo per Fiorire

Non c’è un Tempo per Fiorire

…Ogni fiore sboccia quando il seme è maturo

Se dovessimo dire cosa è lo Yoga, partendo dalla definizione etimologia del termine, la radice sanscrita “yug” aggiogare, unire, potremmo definirlo “controllo unitario dei sensi”, un legame mente-corpo finalizzato al ritrovamento della propria individualità e spiritualità, e la stessa radice yug la ritroviamo infatti anche nel termine religione, riconciliare l’uomo con Dio.
Definizione alquanto razionale e filosofica, un tantino astratta seppur corretta.
Ma se volessi definirlo nella vita pratica?
Alla domanda cosa è lo yoga, si placa anche la mia tendenziale loquacità.
Più semplice sicuramente sarebbe spiegare cosa non è lo yoga.
Con il passare degli anni, intendo anni yogici, tra pratica e teoria, pensavo che cercando, prima o poi sarei arrivata a quell’ insight, o flash d’intuizione che mi avrebbe portata alla totale comprensione dell’universo yoga, a sapere esattamente cosa fosse.
Al contrario, oggi sono consapevole che più lo pratico sempre meno riesco e ho voglia di definirlo, perchè definirlo, come da significato letterale, significherebbe arginarlo in confini delimitati, e già questo non sarebbe  yoga.
Ma veniamo al dunque…
L’occidentalizzazione dello yoga, positiva, a mio avviso, se intesa e finalizzata a conservare le proprie radici e origini, senza la necessità di una camaleontica metamorfosi in “santoni indiani” o atteggiamenti “Gureschi” ha ovviamente il suo rovescio negativo se pensiamo alla “mercificazione” che ha reso lo yoga un business, fino a dipingerlo come la panacea di tutti i mali.
Il mio pensiero e il pensiero alla base della filosofia della nostra scuola di formazione yoga, è l’idea che invece sia uno degli strumenti, non l’unico e neanche il fine ultimo.
Ma procediamo per gradi.
Sempre più coeso è il binomio yoga-benessere, benessere inteso come stare bene, banale “tradurlo” ma importante per comprendere quello che dirò senza dar adito a malintesi nè polemiche dato che trattasi di una visione che non ha la pretesa egoica di risultare verità assoluta.
Vorrei  oltrepassare la semplice affermazione di benessere psico-fisico legato alla consapevolezza della respirazione o della pratica seppur armi potentissime per “rigenerare” il corpo e fermare il vortice dei pensieri.
Lo stesso filosofo Patanjali racchiudeva nell’ espressione “Citta Vritti Nirodha” l’essenzialità dello yoga.
Cos’è allora il benessere psico-fisico, o meglio, come posso arrivare a stare bene? Come posso arrivare a quella pace interiore di cui troppo spesso si parla, tra seminari e meditazioni, tra ricette e consigli che ormai trovi anche nell’ incarto dei cioccolatini?
Accennerò alla mia storia personale solo per spiegare a quale nocciolo intendo arrivare…
Ad un certo punto della mia vita  ho dovuto fare i conti con una gran dose di ansia accompagnata da attacchi di panico e anoressia depressiva.
Lungi da me il tentativo di muovere a compassione i lettori, la compassione più grande e l’amore più grande è stato quello verso me stessa, il capire che qualcosa non funzionava nella mia vita o forse tutto, che era arrivato il momento di ascoltare quel grido di dolore interiore, quell’ “Urlo” di Munch che voleva che io lo ascoltassi, la mia essenza repressa, sepolta ed esplosa perché ormai incontenibile.
Grandi psichiatri e psicoterapeuti del secolo hanno affermato insistentemente la necessità di “partorire se stessi”.
Carl Gustave Jung, psichiatra svizzero, parlava di Individualità e del “dare alla luce se stessi” in un processo di elevazione spirituale ed evoluzione della coscienza per raggiungere l’essenza più profonda, e portare alla luce la propria personalità non contaminata.
Ed anche James Hillman, psicoanalista e filosofo statunitense, nel “Codice dell’anima” formula la teoria della ghianda, secondo la quale l’albero che diventa una quercia ha già insito nel suo seme la sua essenza.
Cosa voglio che emerga con la sintesi del pensiero di due Maestri…
…che è indispensabile ai fini della realizzazione personale e di quel benessere interiore, mentale e quindi fisico lasciare che il talento che è in ognuno di noi emerga, che il seme sia libero di germogliare e che non soffochi sotto la pressante paura del giudizio degli altri, che altro non è se non il tuo stesso giudizio, e che si trovi il coraggio di spogliarsi di quei ruoli che non ci appartengono per lasciar fiorire il proprio seme.
Anche lo psichiatra Raffaele Morelli parla del talento, ritenendolo “non una risorsa riservata a pochi eletti ma un tesoro sepolto in ognuno di noi” e, allo stesso modo di Jung, dice che coincide col diventare se stessi e “non con il possesso di abilità particolari”
… e ancora, “se è vero che il talento è una dote naturale e insita in ognuno di noi, averlo non serve se non lo si porta alla luce.”
Quando si è giovanissimi prevale l’entusiasmo e una forte proiezione verso il mondo esterno nonché quell’ “incoscienza” che rende piacevole l’esistenza.
Con l’età che avanza, in senso anagrafico, si comincia a fare il resoconto di una vita che magari non è quella che avremmo desiderato e, il più delle volte, ci si abbandona alla rassegnazione.
Alla luce di quanto detto, per entrare in un discorso che non sia troppo generale, risponderò a una delle domande più frequenti che ci vengono poste. 
Si può diventare insegnanti di yoga a sessant’anni quando ci si sente troppo “grandi” per intraprendere un percorso di formazione yoga?
Lascerò a te le conclusioni…
Hai trascorso una vita nel ruolo che la società ti ha imposto, madre o padre, hai dedicato quelli che definisci i tempi migliori a prenderti cura della tua famiglia, e ora a 60 anni ti accorgi di quel seme,  e pensi che saresti potuto diventare un bravo insegnante di yoga, senti che sarebbe stata la tua strada… Ma pensi sia troppo tardi…
Io credo che ogni cosa accada quando siamo pronti, quando il nostro seme inizia a schiudersi ed è pronto per germogliare. Che importanza ha l’età anagrafica?
Sei ad un bivio.
Continuare a vivere nella rassegnazione di una vita che non ti appartiene, e qui sarò dura, portando nella tua bara, quando arriverà il momento , il rimorso di una vita…
…oppure prenderti cura di quel seme in modo che finalmente possa fiorire.
Lo yoga è una disciplina che non ha età.
Nei nostri corsi di formazione, soprattutto negli ultimi anni, molti sono gli allievi che  a 40 anni, ma  anche a 50 e 60  hanno avuto il coraggio  di lasciar fiorire quel seme e che finalmente hanno trovato un equilibrio e un benessere psico-fisico nella realizzazione personale e oggi insegnano.
Lo yoga è l’arte della tua interiorità, chiunque può fornirti i colori ma dovrai dipingere tu la tela lasciando emergere il tuo stile, che potrà essere più dinamico, statico, meditativo o devozionale, ma sarà il tuo yoga.
Non è possibile ritrovare un equilibrio continuando a vivere nelle frustrazioni e piangendosi addosso.
La pace interiore, la realizzazione non la trovi nello yoga né in alcuna disciplina ma la trovi lasciando emergere la tua essenza.. lo yoga ti indica una direzione…
Non c’è un tempo per fiorire, ogni fiore sboccia quando il seme è maturo.

Mary Bellomo 

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