Quanto più mi sferza il vento, tanto più affondo le mie radici

Sento spesso parlare di Chakra bloccati e…
8 Gennaio 2019
Dove Ti Porta Il Tuo “Percorso Spirituale”???
10 Gennaio 2019

Quanto più mi sferza il vento, tanto più affondo le mie radici

“Sono come la pianta che cresce sulla nuda roccia: quanto più mi sferza il vento, tanto più affondo le mie radici.”
(Proverbio Indiano)

Sempre più spesso si parla di spiritualità, di elevare le coscienze, di pratiche intense, di stati meditativi profodi o di primi approcci, in una società in cui stress e insoddisfazioni ergono come la punta di un iceberg. Ma quanta importanza si dà alla indispensabile necessità di portare le nostre energie verso il basso?
Diventare consapevoli, intuitivi, compassionevoli, empatici…
Troppo poco, a mio avviso, si parla di radicamento e di quanto sia importante costituire delle basi solide anche ai fini di una evoluzione spirituale.
La natura insegna…una pianta senza radici sopravvive poco, trae il suo nutrimento dalla terra attraverso le radici…e un albero si ancora fortemente alla terra e più è alto più ha radici profonde.
Essere radicati vuol dire essere in contatto con la realtà, essere connessi a Madre Terra che è la sorgente della vita.
La nostra stabilità e la nostra crescita sono nel radicamento e come affermava Carl Gustav Jung, il radicamento è l’inizio di un percorso spirituale, la base solida su cui poter edificare…
Non è possibile costruire una casa senza fondamenta, crollerebbe al primo smottamento della terra.
Il radicamento è il contatto con la realtà, con le nostre origini, è essere presenti nel qui e ora, è nella semplicità dei piedi ben piantati in terra che nutrono quell’umiltà che ci mantiene in basso, che ci ricorda ogni istante che non c’è un punto di arrivo ma che siamo in costante apprendimento.
Con i piedi ben piantati in terra, con le nostre potenti radici nutrite, possiamo elevarci verso il cielo senza essere con la testa tra le nuvole… Stabili ed equilibrati nell’affrontare ogni difficoltà senza mai desiderare di non essere più qua.

Mary Bellomo

Menu