Zen, meditazione e posizione seduta: riflessioni sullo Yoga

Sei riflessioni su meditazione, Zen e posizione seduta nello Yoga: cosa significa meditare, l'Asana come posizione comoda e il simbolo delle gambe incrociate.

In breve: sei riflessioni del 2018 e del 2019 su cosa significa meditare, sullo Zen e sulla posizione seduta: l’Asana come «posizione comoda» degli Yoga Sutra, gli Yogi seduti e il significato delle gambe incrociate.

I testi sono pubblicati nella loro forma originale, uno per capitolo.

Le riflessioni della raccolta:

Meditare e meditazione

La meditazione è una delle più grandi arti della vita, forse la più grande, e non la si può imparare da nessuno, questa è la sua bellezza. Non c’è tecnica e quindi non c’è autorità. Quando imparate a conoscervi, quando vi osservate, osservate il modo in cui camminate, in cui, mangiate quello che dite, le chiacchiere, l’odio, la gelosia, l’essere consapevoli di tutto dentro di voi, senza alternativa, questo fa parte della meditazione.
(Jiddu Krishnamurti)

Due righe sulla “necessità”, come affermano “taluni”, della meditazione.
Credo sia importante capire innanzitutto il significato etimologico del termine.
Meditare è un verbo che deriva dal latino meditari «curare» che a sua volta rimanda al gr. μελετάω «curarsi di qualche cosa; riflettere, meditare» (vocabolario Treccani).
“Curarsi di qualche cosa”…e qui potrei già fermarmi…
La tendenza umana a monopolizzare e a settoriare ogni cosa ha così generato un significato esclusivo, tanto che, alcuni addetti ai lavori, “vendono” meditazioni prodigiose  a tratti miracolose.
Ce ne sono di tutti i tipi, per
“principianti e avanzati”, nei luoghi più disparati, meditazioni guidate da grandi guru ed eventi con l’ospite d’ onore…Abili venditori…
Chapeau!!!
Scorrendo ancora il dizionario Treccani… “fermare il pensiero su qualsiasi problema che impegni l’intelletto”…
Eureka!!! Esclamò uno famoso.
Meditazione è Presenza.
Ogni volta che sei presente a te stesso, stai meditando.
Ogni volta che sei immerso in qualcosa, stai meditando.
Meditazione è dedizione, vocazione. Ogni volta che fai qualcosa con amore, stai meditando.
Ogni volta che fai “il Nulla”, stai meditando.
Qualche giorno fa, ad una lezione aperta di danza, osservavo mio figlio e gli altri ragazzi ballare il tip tap…
Erano completamente immersi in quella armonia, tra  movimento dei piedi e ticchettio delle claquettes e tutti eravamo ipnotizzati da quel suono-movimento.
Grande meditazione!
E ho il ricordo d’infanzia di mia nonna con il suo uncinetto tra le mani…
Tutto può essere meditazione.
Mentre tagli una cipolla se non sei in “meditazione” taglierai anche le dita.
Presenza…questo è!
Una volta compresa l’essenza della meditazione, possiamo “scegliere la tecnica”, andare  in Tibet o dove più ci piace e recluderci in un Ashram nel posto più sperduti del mondo…Se è questo che vogliamo.

Lo Zen: nulla di straordinario, ma stupirsi dell’ordinario

Una delle cose che mi affascinano di più del lontano oriente e della cultura giapponese è lo Zen. 
Ma cosa è lo Zen? 
Zen è un concetto semplice. 

Non è una religione e neanche una vera e propria filosofia… E già questo “non essere” mi piace.
Zen è una forma mentale, uno stato dello spirito che non ha tempo né luogo se non il Qui & Ora. 
È un modo di vivere e di “stare” nella completa semplicità attraverso la via dell’esperienza perché tutta l’esistenza sia una pratica continua.

In una società come la nostra, basata sull’adorazione del dio denaro, sul delirio di onnipotenza e sulle apparenze ci si stacca sempre più dal “sentire” la vita, impegnati come siamo nell’idea che dobbiamo essere perfetti per non deludere le aspettative degli altri e fondamentalmente di noi stessi e si finisce per staccarsi sempre più dalla propria, vera, natura. 

Lo Zen è la via della semplicità che chiunque potrebbe adottare, la più semplice delle cose eppure la più difficile da adottare, che ci riporta a guardare al mondo con lo stupore e la meraviglia di un bambino, con lo spirito del “principiante” . 
Lo Zen è il paradosso, apparentemente illogico che tenta di tenere a bada il pensiero razionale per liberare creatività e intuizione perché Zen è conoscenza intuitiva. 

È l’esprimersi in un atto, essere immersi nell’attimo, la semplicità di accogliere quello che è nel momento con un atteggiamento di distacco lasciando fluire gli eventi che, prima o poi, avranno un loro perché. 
Zen è non fare nulla di straordinario ma stupirsi dell’ ordinario, percepire la propria essenza, con difetti e dolori, tutto quanto ci appartiene, la nostra vera natura che è la stessa dell universo. 

Nella nostra scuola di formazione yoga, lontana da dogmi e religioni, si respira aria Zen.

Si respira la semplicità di esprimere se stessi, senza maestri che impongono nulla nè guru “pseudo-spirituali” indicando semplicemente una delle vie lasciando a ciascuno la libertà di decidere se e come percorrerla.

Un pensiero di Osho esprime l’essenza dello zen in modo semplice e con poche parole…

“Lo Zen è una sorta di educazione al contrario, una specie di procedimento per disimparare. Ti insegna come abbandonare tutto ciò che hai imparato, come diventare di nuovo ignorante, come diventare di nuovo un bambino, come iniziare a esistere di nuovo senza l’aiuto della mente, come essere presente senza la mente.”
(Osho)

Lo Zen e le sue storie

Nell’articolo sullo Zen,  parlando della semplicità di questa Via che non è religione né filosofia ma uno stato mentale,  mi è venuto fuori un pensiero che secondo me riassume bene la sua essenza “nulla di straordinario ma stupirsi dell’ ordinario”
Vi sarà capitato di leggere qualche storia Zen, trovo che siano illuminanti nella loro semplicità e trasparenza. 
Spesso si tratta di un confronto tra allievo e maestro sotto forma di dialogo che mostra in modo chiaro ed inequivocabile l’atteggiamento del maestro che si limita a un input dal quale possa innescarsi quel meccanismo di conoscenza intuitiva di cui parlavamo. 
Il maestro spesso in modo ironico, indica una direzione andando oltre le parole perché sia l’allievo a dare la risposta alla sua stessa domanda. 
Adoro leggerle, nella loro semplicità trovo che siano più illuminanti di un trattato scientifico ed è per questo che ho deciso di proporre di tanto in tanto, storie tratte da raccolte per lo più giapponesi poiché, seppur non vincolante a nessun dogma religioso, lo Zen trae le sue origini da Dhyana, la meditazione elevata, e attraverso la filosofia Chan cinese arriva in Giappone. 
La storia che segue, tratta da “101 Storie Zen” ha come tema un concetto fondamentale il Vuoto.
Pieni come siamo di congetture, convinzioni e  condizionamenti, saturi di tutto se prima non svuotiamo creando il Vuoto, il Niente, non possiamo accogliere… esattamente come una tazza di tè già colma non può contenerne altro.

“Una tazza di tè”  

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?». (da “101 Storie Zen”)

Asana: posizione comoda

Il termine sanscrito Asana significa alla lettera «seggio», il modo di sedere; Patanjali negli “Yoga Sutra” (II, 46) lo definisce «sthira sukham asanam», una posizione stabile e comoda.
Nella pratica Yoga, Asana è il termine che corrisponde alle varie posizioni e la stessa posizione può essere statica o dinamica, “pura” nel senso di fedele alla esecuzione tradizionale o contenere la fantasia dell’insegnante che la propone nelle sue varianti ma rispettando rigorosamente gli allineamenti di base.

Ma cosa si intende per allineamento?
L’allineamento è la disposizione fisica, per essere più chiara il modo in cui devo posizionare le varie parti del corpo perché ci sia un beneficio a livello energetico creando spazi, allungamenti ed aperture che lascino fluire ossigeno ed energia e che non danneggino articolazioni, tendini  muscoli e soprattutto la colonna vertebrale.

La rigidità nella richiesta dell’esecuzione dell’asana “pura” da parte di alcuni tipi di yoga e alcuni maestri, per quello che è stato il mio percorso di formazione yoga e l’esperienza personale, non è adatta a tutti. Lo Yoga per me è prima di tutto Ascolto e nella pratica yogica ritengo  fondamentale l’ascolto del corpo e l’accettare i limiti fisici di quel determinato momento.
Messe in atto le misure di sicurezza e protezione, poco importa se l’asana non è perfetta, cosa che tra l’altro non sarà mai.

Intervenire costantemente sulle correzioni laddove non sono proprio indispensabili, ritengo sia esibizionismo delle dottrine e psicologicamente distruttivo per l’allievo che in quell’asana ci ha messo tutto il suo sforzo e la sua energia non meno, anzi magari di più, rispetto ad un altro allievo che l’ha eseguita in modo più profondo.
Offrire una pratica colorata da varianti, inoltre, aggiunge il tocco personale della creatività dell’ insegnante portandolo fuori da schemi anche mentali trasmettendo di conseguenza questa apertura anche all’allievo.
Lo yoga non può e non deve essere flessibilità nel corpo e rigidità nella mente…non è sicuramente toccarsi la punta dei piedi con le mani.

Yogi seduti

Negli articoli precedenti, parlando di ASANA e di pratica Yoga ho sottolineato più spesso quanto meditazione e pratica siano complementari e non scindibili.

Ogni Asana richiede presenza nel respiro e nel corpo e allora è meditazione, essere presenti a se stessi e ogni atto della nostra vita diventa pura meditazione.

Premesso ciò, ci sono delle posizioni che favoriscono a livello energetico questo stato della mente e che potrebbero aiutarci a riportarci nel momento presente abituandoci a stare nello spazio mentale del “E’ cio’ che è”, uno dei pilastri su cui si fonda la nostra scuola di formazione yoga.

Seguendo sempre la regola yogica fondamentale dell’ascolto del corpo e del riconoscimento dei propri limiti fisici momentanei, lo yoga ci offre alcune posizioni meditative sedute che, nelle sue varianti ben si adattano a questo scopo.

Affascinati da immagini di yogi esperti seduti in PADMASANA, la posizione del loto, gambe incrociate con le piante dei piedi vicine agli inguini, per spiegare in modo semplice per chi è a digiuno di sanscrito, ci avremo sicuramente provato e probabilmente ci siamo scoraggiati se non siamo riusciti.

Padmasana richiede una grande preparazione e grande elasticità e il non riuscire ad annodarsi non significa essere meno yogi di altri.

Possiamo provare la variante del mezzo loto, Ardha Padmasana, portando solo uno dei due piedi verso l’inguine e se anche questa non ci fa sentire stabili e soprattutto comodi vuol dire che non è ancora tempo o semplicemente non è un’asana che ben si adatta alla nostra struttura fisica, perchè nello yoga c’è anche questo, non tutte le asana sono “nostre”.

Potremmo allora provare Siddhasana “la posizione perfetta”, gambe piegate e talloni vicini al perineo, posizione un pochino più semplice.

Tra le posizioni sedute quella che ben si adatta a tutti resta Sukhasana, che tradotta è “la posizione facile”.

 E’ l’incrocio semplice delle gambe, quella posizione in cui giocavamo spesso da bambini e che col tempo abbiamo perduto.

Anche Sukhasana però potrebbe risultare scomoda dopo un po’, soprattutto all’inizio, e anche in questo caso, il mio consiglio è di ascoltare il tuo corpo…ma tutto questo lo vedremo nel prossimo articolo.

In sostanza ricorda che ASANA è posizione comoda, che sia in piedi, distesa o seduta deve essere un vestito cucito a pelle per il tuo corpo…non indossare abiti che  non siano della tua taglia.

Gambe incrociate: posizione e simbologia

Nell’articolo di ieri “Yogi Seduti”, sottolineando ancora una volta il legame inscindibile tra pratica Yoga e Meditazione e la necessità della presenza in ogni Asana, se vogliamo che sia Yoga, concetti sui quali lavoriamo molto nei nostri corsi di formazione, ho parlato di posizioni che potrebbero favorire la meditazione e che sono le posizioni anche più adatte alla pratica del Pranayama.

Ribadendo il concetto della posizione comoda, possiamo scegliere tra Sukhasana, Siddhasana, Ardha Padmasana, Padmasana.

Ma perché nello Yoga si prediligono le gambe incrociate e non ci si siede semplicemente a gambe distese?

Sedere in posizione gambe incrociate ha il valore di chiudere il circuito energetico e di mantenere la schiena dritta.

Il busto dovrebbe essere lievemente spostato in avanti con appoggio sul perineo per favorire la verticalizzazione di Sushumna Nadi, il canale energetico principale in cui scorre, elevandosi, l’energia Kundalini.

Spalle, viso e braccia dovrebbero essere rilassate mentre la cintura addominale attiva a sostegno della zona lombare favorendo così la schiena dritta.

Inoltre la posizione a gambe incrociate porta a costituire una sorta di Triangolo in cui  le gambe costituiscono la base, le braccia i lati, la testa il vertice.

Nella visione tantrica il Triangolo ha una notevole valenza simbolica, rappresenta l’unione Mente-Corpo-Spirito e, a seconda della direzione del vertice, il tipo di energia.

Il vertice verso l’alto è il maschile, il cammino dal molteplice all’Uno, è Shiva.

Il vertice verso il basso è la potenza femminile, dall’Uno al molteplice, è Shakti.

Nel Pranayama il Mudra più utilizzato, Jnana , rappresenta l’Unione del Sé Individuale con il Sé Universale ed anche la fusione del respiro individuale,Pindaprana, nel respiro cosmico, Brahmanda Prana

Nella Meditazione, Dhyana Mudra completa il riassorbimento del pensiero nell’oggetto di concentrazione, gli occhi chiusi spostano l’attenzione verso l’interno.

All’inizio non sarà affatto semplice mantenere questa posizione, ti do qualche suggerimento: cambia l’incrocio delle gambe quando cominci a sentirti poco stabile, ogni volta che espiri lascia andare la tensione, usa un supporto sul quale sederti che ti permetterà di mantenere un po’ di più la posizione e se senti che la schiena cede, portati in appoggio al muro…vedrai che con il tempo e la pratica costante diventerà piacevole e naturale.

Buona Pratica Yogi


Per una guida completa leggi Meditazione Yoga: tutto quello che c’è da sapere e La meditazione Zen.

Le altre raccolte di riflessioni: Lo Yoga oltre la tecnica e Simboli, mito e corpo sottile.

Staff Yoga Planet · Aggiornato il 4 novembre 2026

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