In breve: questa raccolta riunisce diciotto riflessioni brevi scritte tra il 2016 e il 2019 da insegnanti e allievi della scuola Yoga Planet. Parlano di ciò che resta dello Yoga quando si va oltre la tecnica: lo stile «migliore», il conformismo, la paura, la semplicità, il rapporto tra maestro e allievo.
I testi sono pubblicati nella loro forma originale, uno per capitolo.
Le riflessioni della raccolta:
- Lo stile migliore di Yoga
- Se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà
- Il «conformismo» yogico
- Lo Yoga è senza tempo, senza spazio, è la libertà di sbagliare
- Dov’è il confine tra bene e male?
- L’ottimismo non è il pensiero positivo
- Yoga e religione
- Tornare bambini
- La svendita dello Yoga
- Nessuno può insegnarti ad essere Yoga
- Gli effetti del lamentarsi
- Quanto più mi sferza il vento, tanto più affondo le mie radici
- Dove ti porta il tuo «percorso spirituale»?
- Yoga e semplicità
- Lettera ad uno Yogi
- Chi sei?
- Paura o controllo
- Cosa c’è oltre la paura in Sirsasana
Lo stile migliore di Yoga
In tanti mi chiedono: che stile insegnate nella vostra scuola? che metodo usate? Questa domanda si basa sull’assunto che bisogna per forza insegnare solo uno stile o metodo che sia, ed inoltre che sia necessario insegnare un metodo ad esclusione degli altri…la domanda che si pone dopo è: perché?
Come dico spesso l’acqua di una Sorgente è sana e sempre nuova, la stessa acqua in una bottiglia nel tempo imputridisce..
Mi viene in mente Bruce Lee:
Nessuna via come via, nessun limite come limite.
Molti si potrebbero chiedere adesso come si traduce questo nell’atto pratico?
È molto semplice…ma per comprendere abbiamo bisogno di fare un passo indietro.
Cosa si trova davanti un insegnante di Yoga nel suo quotidiano?
La varietà di allievi è tale che qualsiasi metodo scegliamo di portare nella nostra classe sarà sempre un limite, quindi cambiando il pubblico per forza di cose dovrà cambiare il mio approccio.
L’insegnante è una risposta all’ambiente…dal mio punto vista, per questo potranno essere molteplici i corsi che potrà sviluppare ed anche all’interno di una stessa lezione saranno molte le strade che potrà prendere a seconda di ciò che la classe ha bisogno in quel determinato momento.
Anche stamattina parlando con una nuova iscritta ai nostri corsi abbiamo sorriso insieme del dogmatismo che affligge le scuole di yoga in alcuni casi.
Come fondatore della scuola di formazione sarebbe per me stato molto più semplice dare una linea netta e tenere quella, lo stesso per quanto riguarda il mio insegnare quotidianamente… È molto più semplice insegnare uno stile codificato che attingere dalla propria creatività, in accordo con lo studio e le scoperte anche scientifiche che per forza di cose mettono in discussione ciò che un tempo poteva essere considerato vero…
Quindi se hai compreso a fondo questo articolo e lo condividi e se vuoi imparare a conoscere i fondamenti di ogni metodo senza sposarne nessuno, questa è la scuola per te…
A presto
Se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà
“Mi dicono:
Se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse sta sognando la libertà.
Ed io rispondo:
Se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà.”
K. Gibran
Mi sentivo come lo schiavo di Gibran, sognavo la libertà, o meglio, l’idea che avevo di libertà, frutto di esperienze e condizionamenti che, come tale perdeva la sua essenza.
Non è stato facile ” scegliere” una scuola di formazione quando ho deciso che lo yoga sarebbe stato il fulcro della mia vita e non a caso l’ho “scelta” anche a distanza di 800 km.
Non avevo ambizioni, nessun programma, non sapevo neanche se avrei mai insegnato, ma avevo una “certezza”, una scuola che non mi condizionasse, che non mi riportasse entro quei limiti che la mia vita sin da bambina mi aveva imposto e successivamente il “metodo” Iyengar yoga che, con la consapevolezza di oggi, credo sia stato fondamentale nella scelta e nella voglia di spezzare quelle catene fatte di schemi rigidi e gelidi.
Il primo ricordo che ho di quella che è stata la mia scuola di formazione, Yoga Planet appunto, sono i muri bianchi.
Potrebbe sembrare nulla e banale ai più, ma non per me….
Niente schemi, niente immagini di santoni illuminati né divinità e quant’altro.
Quei muri rappresentavano la libertà di potersi esprimere senza la “ghigliottina” del giudizio.
Uno spazio nuovo, un nuovo inizio, come aver messo un punto a tutto quello che era stato, una sensazione di libertà, di leggerezza.
Sapevo che da quel punto in poi niente sarebbe stato più come prima, che da quel punto in poi avrei assaporato ogni istante e lo avrei fatto semplicemente attingendo a quello che ero.
Su quei muri ho iniziato a scrivere la Mia storia…
Mary Bellomo
Il «conformismo» yogico
L’ uomo saggio non pretende di essere maestro agli altri né li considera come suoi discepoli: perché non ama né se stesso come maestro né gli altri come discepoli.
(Lao Tzu)
Per chi come me ha fatto dello yoga uno strumento per “straripare” dagli argini è davvero difficile accettare il “conformismo” yogico che dilaga in molte scuole.
È difficile pensare a lezioni stereotipate basate su regole ferree e schematiche.
L’acqua fluisce scavando la roccia e adattandosi ad ogni contenitore. Credo che il fluire, la resa, che non è rassegnazione, sia alla base di tutto, almeno per quella che è il mio vissuto.
Perché ingabbiarsi in una pratica?
Il vero yoga è quello che scorre dalla tua interiorità, è la pratica che ti scorre dentro, la leggerezza nonostante il duro lavoro, ti porta fuori dal tempo e dallo spazio, in una tua dimensione, solo allora diventa meditazione.
Troppo spesso la pratica consiste in metodi coercitivi, solo un insieme di regole:
Devi iniziare con un mantra, devi eseguire gli asana perfetti; devi seguire uno schema preciso e guai se sbagli, Il “maestro” ti bacchetta; devi indossare abiti di un certo colore piuttosto che un altro.
Con quale animo vivi questa pratica? Con la paura di sbagliare, con quell’ “egoicità” che non deve deludere il “maestro”. Con quelle movenze che scimmiottano il “maestro”.
È il “maestro” che muove i fili della tua esistenza… La verità è che camminare da soli fa paura, perché tornerà comodo scrollarsi di dosso la responsabilità di un errore.
Credi che ci siano errori nella vita?
La visione che oggi ho dell’errore è che siano i semi della crescita.
E tu? Chiami tutto questo yoga?
Lo Yoga è senza tempo, senza spazio, è la libertà di sbagliare
Ogni Asana è una perla, ma un pugno di perle non è ancora una collana!
Il filo che attraversa, riunisce e ordina le asana è il soffio controllato dell’anima e della coscienza.
(André Van Lysebeth)
Patanjali nei suoi “Yoga Sutra” definisce lo yoga come soppressione delle modificazioni della coscienza, soppressione del vortice dei pensieri “citta vritti nirodha” e indica otto stadi, o anga appunto “Ashtangayoga”.
Vorrei soffermarmi sul concetto di Asana, terzo anga, che semplicemente potremmo tradurre come “posizione comoda”.
“La postura è stabile e agevole. Ciò si ottiene con il rilassamento dello sforzo e l’immedesimazione con l’infinito”. (Yoga Sutra, II 46-47)
Partendo da tali presupposti, e avendo una visione tantrica dello yoga, faccio fatica a considerare yoga un insieme di asana “forzate” che compongono una lezione.
Mi spiego meglio…
Non dovrebbe essere lo yoga una evoluzione, un passaggio in stati di coscienza sempre più elevati, un passaggio graduale che porta mente corpo e spirito a “viaggiare” su binari paralleli?
Lo yoga, non è forse Unione, controllo unitario dei sensi?
E allora dov’è la “perfezione dell’asana” se la perfezione esiste, che tu “maestro” chiedi all’allievo?
Passi le ore a “correggere” e talvolta con quell’austerità che non è disciplina ma che tu chiami tale.
Sebbene gli allineamenti siano fondamentali, perché non ti limiti a correggere ciò che potrebbe danneggiare lasciando l’allievo nella consapevolezza della “sua” asana?
Ti arroghi il diritto di “pulire” un’asana ma in quell’asana c’è lo sforzo dell’allievo, c’è il suo stadio di coscienza che non è il tuo, c’è il suo tentativo di elevarsi… Ma tu rendi tutto questo tuo.
Lo yoga è senza tempo, senza spazio, è la libertà di sbagliare e di prenderne consapevolezza, è una evoluzione graduale.
Non può e non deve essere lo yoga del “maestro”… Maestro di cosa poi?…
Lascia che sia il “tuo” allievo a fare la sua collana di perle, perché se lo yoga è Unione con il divino, questa unione non sia tu, l’allievo e il divino…abbi l’umiltà di farti da parte, di “svestirti” da un potere che nessuno ti ha conferito ma è soltanto un ruolo che prepotentemente hai indossato.
… Al lettore l’ardua sentenza!
Dov’è il confine tra bene e male?
Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi (Carl Gustav Jung)
Alla luce di questa affermazione, il confronto con il “nemico” diventa fondamentale se non necessario.
L’ uomo invece rifugge, lo allontana perché il “nemico” ferisce e potrebbe addirittura vincere la battaglia.
Meglio ritirarsi nella gloria che affrontarlo.
Ma chi è il “nemico” ?
Alla domanda “Tu chi sei?” resto impietrita, senza la minima idea di una risposta.
Si potrebbero azzardare ipotesi del tipo “uno yogi”, “una mamma”, “una figlia” e così via, ma evincerei soltanto alcuni dei ruoli che rivestono la mia esistenza… O forse neanche quella…
Probabilmente “conosciamo” alcuni aspetti di un modo di essere ma sicuramente ne rinneghiamo la gran parte.
Se pensiamo alla filosofia taoista viene subito in mente lo yin e lo yang, l’unione perfetta di due metà complementari.
Jung, che qualcosina ne sapeva, sottolinea la necessità dell’essere umano di riconciliare gli opposti ai fini di una “guarigione” ed evoluzione dell’essere.
Tutto quello che non riusciamo ad accettare negli altri e nel mondo, tutto quel che rifiutiamo, che critichiamo fortemente, che produce in noi rabbia e repulsione non sono altro se non proiezioni sepolte nel nostro inconscio più profondo, altro non sono che aspetti complementari della nostra essenza.
Come puoi pensare di essere solo luce, di non essere anche ombra?
Come puoi fare il bene se non ti appartiene anche il male?
E dov’è il confine tra bene e male?
Non è forse vero che ciò che è bene per taluni è male per altri e viceversa?
Difficile poter dare delle risposte…saggia risposta sarebbe il silenzio.
L’ottimismo non è il pensiero positivo
“L’uomo non conosce altra felicità se non quella che egli si va immaginando, e poi, finita l’illusione, ricade nel dolore di sempre.”
(Sofocle)
Il canto irresistibile delle sirene.
La mitologia racconta del canto irresistibile delle sirene e di come i marinai, ammaliati ed estasiati s’infrangessero sugli scogli.
Mai come in questi ultimi anni siamo circondati da “sirene”…
Benvenuti “marinai” nell’era del pensiero positivo, il più grande business di tutti i tempi, la vendita a peso d’oro delle illusioni!!!
Il pensiero positivo è una distorsione della realtà e tu, “sirena”, con il tuo canto, fai breccia nella vulnerabilità e nella disperazione altrui.
Continui a dispensare consigli, le dieci frasi positive da leggere al mattino, quelle della sera e una per ogni occasione e il manuale della felicità sempre a portata di mano.
Hai creato l’illusione del pensiero positivo, l’illusione che tutto andrà bene, se penso “bene”…
Ma non ti accorgi che vivi costantemente accecato da una realtà che ti ottunde i sensi?
Bene, se è questo che vuoi!
Ma cosa farai quando la vita ti sbatterà in faccia la dura realtà?
Prima o poi i falsi miti crollano, prima o poi dovrai guardare la tua disperazione allo specchio… È lì sarà dura, mio caro marinaio…
Un pizzico di ottimismo sicuramente aiuta, ma l’ottimismo non è il pensiero positivo, tra le più grosse distorsioni di questo secolo…oserei dire.
Pensiero positivo o negativo non sarà certo una soluzione … semmai la trascendenza del pensiero stesso, cambia completamente la prospettiva….
Stai in ciò che È…
Accogli ogni momento, concedi alla vita di fluire senza spiegazioni né giudizi, né rimuginii, sii oltre il pensiero, positivo o negativo, guarda le sfumature della vita.
Negare ciò che “È” genera illusione e le illusioni sono il più grande nemico della tua anima.
La mente ha già i suoi “inganni” non darle altro cibo..
“Chi semina l’illusione raccoglie la sofferenza.”
(Elie Ben-Gal)
Yoga e religione
Laicità yogica
Sono tanti quelli che hanno paura di avvicinarsi allo yoga e sono tanti quelli che mi chiedono se sono buddhista o induista come se lo yoga fosse una religione o fosse legata indissolubilmente ad essa.
Credo che all’origine dell’ equivoco ci sia la differenza sostanziale tra religione e spiritualità nonché l’atteggiamento, a tratti ridicolo, di alcuni guru, santoni e maestri pseudo spirituali.
La religione è la credenza in un Dio, qualunque egli sia, legato ad un dogma, con dei precetti che l’adepto accetta e che dovrebbe mettere in pratica… dovrebbe perché spesso si fa una scelta di convenienza.
La religiosità è il legame con il divino che va oltre i dogmi, è la consapevolezza di rispecchiarsi nel divino, di essere una scintilla del divino, la consapevolezza dell’Unione al divino oltre ogni dualità.
Oserei dire che la spiritualità prescinde dalla religione andando oltre.
Credo fortemente nella custodia gelosa delle radici, nelle mie radici occidentali che poco hanno a che fare con l’oriente.
Sicuramente l’oriente è affascinante e suggestivo e ha insegnato tanto ma non potrò mai essere orientale se sono nata in occidente..
Ovvia affermazione direi.
Qualcuno potrebbe contestare la laicità del mio yoga.
Non recito mantra, non mi aggrappo neanche a quelli soprattutto se inneggiano a divinità di qualunque religione essi siano.
Una volta mi è stato chiesto in una classe di recitare un mantra e ho proposto la recitazione del rosario, il mantra occidentale.
Sbigottiti dalla mia proposta hanno riso pensando fosse una battuta, era una provocazione la mia.
Certo, in questo secolo fatto di proiezioni che siano di grande impatto, (in una parola “maschere”) fa figo dire “faccio” Yoga recitando mantra e medito dieci volte al giorno.
Ma quanto c’è di vero?
Quanto c’è di tuo? Poco o forse nulla.
I “professionisti” potrebbero essere scandalizzati da queste mie affermazioni e potrebbero obiettare che il mantra produce vibrazioni risonanti con l’universo (lo scrivo in modo che i professionisti trovino altri argomenti per confutare la mia ipotesi!!!).
Quindi gli stessi affermeranno che resterò sempre con la kundalini in muladhara?????
Obiezione, vostro onore!!!
Son tante le Vie, cari maestri , state rendendo lo yoga più religioso che spirituale.
Devi vivere così, devi mangiare così, devi meditare così, devi pregare così, devi vestire così…e l’ elenco dei “comandamenti” potrebbe essere lungo.
Vivi…vivi…vivi, come ti pare, ma vivi la tua esistenza senza restare tra le mani di chi, non soddisfatto dalla sua esistenza, vuol vivere la tua.
Taglia i fili marionetta e animati.
Tornare bambini
Esiste un luogo recondito e fortemente celato in ognuno di noi in cui rannicchiato, ferito e dimenticato dimora un bambino interiore.
Vorrei provare a far chiarezza in modo semplice e breve su concetti e frasi fatte che girano nel web ma che spesso sanno di fantascientifico.
Cos’è il bambino interiore?
Con una buona immaginazione e alcune visualizzazioni puoi vederlo e addirittura accarezzarlo come dicono gli esperti ai lavori, lasciando i più in una scetticità comprensibile.
Il bambino interiore è quel bambino che eravamo, quel bambino che un tempo sognava e che aveva forte creatività e grande entusiasmo.
Quel bambino in costante unione col divino, fortemente spirituale che riusciva a dare un’anima ad ogni cosa, che guardava al mondo con stupore, meraviglia e curiosità senza tanti perché, vivendo ogni istante senza pensare al domani non avendo neanche cognizioni spazio temporali… Lui era lì …allora…
Fino a quando, condizionato ed “educato” dalle “buone” regole della società si è assopito, reprimendo e perdendo la sua ingenuità.
È ovvio che frasi del tipo “ricontatta il tuo bambino interiore” o “abbraccia il tuo bambino interiore” facciano sorridere alcuni e sanno di fantascientifico se non folle.
Non c è nulla di fisico, vorrei tranquillizzare i più…
E allora cos’è?
Semplicemente, ritrova quegli aspetti che avevi da bambino, che ti appartenevano e che quindi conosci ma che hai accantonato, quell’entusiasmo che eri quando guardavi al mondo con stupore…
Quel bambino era “lì… Allora”…
Tu sei “Qui… Ora”… Tra queste due affermazioni si è perso qualcosa, caro mio bambino.
La svendita dello Yoga
Lo Yoga è possibile per chiunque lo voglia davvero. Lo Yoga è universale… Ma non avvicinatevi allo yoga con una mentalità affaristica o in cerca di guadagni terreni.
(K. Pattabhi Jois)
Ritengo sia difficile dare una definizione su cosa sia lo yoga ma il tentativo di venderlo ad ogni costo sta portando sicuramente alla svendita di un “prodotto” rendendolo merce scadente di un mercato a basso costo.
Se è vero che da una parte ci sono “guru” che lo rivestono di “mistero” , che sono abili trasformisti nel rendere orientali gli occidentali, staccandoli dalle loro radici e promettendo visioni pseudo paradisiache facendo spesso leva sulla vulnerabilità dei più…
è anche vero che c’è chi, d’altra parte, utilizza la parola yoga (perché di yoga c’è solo quello), per rendere una disciplina millenaria una kermesse circense.
Basta aprire il web per comprendere quello che dico.
Per chi ha qualche piccolissima nozione sulle origini e sulla filosofia yogica basata su testi della tradizione indiana è abbastanza difficile accettare questa “metamorfosi”.
Negli ultimi anni stiamo assistendo alla nascita di alcune tipologie di yoga che sicuramente stanno facendo rigirare nella tomba i grandi yogi del tempo, fermo restando che credo fortemente nella filosofia del “fai quel che ti piace, basta che non disturbi gli altri”, filosofia altamente yogica e zen oserei definire.
Non discuto sulla validità di un metodo né mi ergo a giudice stilando scale di valori yogici, non credo sia fattibile e non ne ho neanche le competenze.
Mi chiedo soltanto, da contenta ignorante, dove sia finito lo yoga.
Yoga-surf… Yoga-gym… Yoga-dance…Piloga o Yogalates…
Trattasi di asana “trasferite” in altre discipline magari su un tappetino firmato Prada… C’è anche questo se vuoi!
Ma quanto yoga c’è in un’asana? Davvero è possibile ridurre lo yoga alle asana?
Nei testi tradizionali indiani, c’ è davvero poco di asana…
Negli Yoga-Sutra di Patanjali, e cito solo quello conosciuto ai più, si legge soltanto che la posizione deve essere agevole e comoda…
Yoga non è asana… Semmai l’asana è uno degli strumenti atti allo yoga.
E dulcis in fundo… Yoga beer…
Qui vengon proprio a mancare le parole…
Lasciate lo yoga alla sua semplicità, o grandi maestri del nostro tempo.
Nessuno può insegnarti ad essere Yoga
Nell’ intento di sfatare i falsi miti, come anticipato, proverò a spiegare in modo semplice e con poche parole, alcuni concetti base dello yoga.
Abbiamo parlato di Nadi, ossia i canali energetici in cui scorre il prana… Ma cos’è il prana da cui consegue il pranayama?
Prana altro non è che energia, energia che scorre e dà vita.
È l’energia che muove il mondo, tutto ciò che è movimento è energia e l’energia per lo yoga è prana.
È l’energia materiale presente in ogni forma di vita ma invisibile ai nostri sensi, tutto ciò che è vivente è mosso dal prana.
Potremmo pensare all’energia di un fulmine… Il prana è il fulmine dentro di noi.
Il pranayama potremmo quindi definirlo come la scienza yogica dell’espansione pranica nell’essere umano che si prefigge di intensificare e “controllare” consciamente quel processo che aumenta le energie fisiche e mentali che potremmo definire metabolismo pranico.
Anche il pranayama, così come le asana, altro non sono che un mezzo per “essere yoga”… Altro concetto che approfondiremo…
Perché… chiunque può insegnarti la pratica yoga, nessuno può insegnarti ad essere yoga..
Gli effetti del lamentarsi
Tornando alla “normalità” del calendario e leggendo qua e là, tra social e web, riflettevo sulle miserie del genere umano.
Dopo l’allegria del periodo natalizio e del forzato buonismo si torna ad “arrampicarsi” su qualsiasi cosa di cui lamentarsi.
Ma perché accade questo?
Come dicono gli illustri professori, perché abbiamo bisogno di proiettare le nostre profonde insoddisfazioni in qualsiasi forma.
Il lamento continuo è una sorta di vittimismo che anziché allontanare le “sventure” gli dà cibo.
Lamentarsi vuol dire entrare in un tunnel senza luce, una via a senso unico in cui si riesce a vedere solo un rovescio della medaglia e a rafforzarlo sempre più, sino a convincersi di un destino avverso al quale rassegnarsi eternamente.
Sicuramente ci sono momenti in cui ci sentiamo stretti nella morsa di un “destino” avverso, capita a tutti, anche a chi, apparentemente, è sempre “elevato”.
La realtà è che non si riesce a stare nell’attimo e si vive proiettati nel futuro e di aspettative.
Stare nell’attimo equivale a dire “adesso è così”… “adesso accolgo questo momento”… “è quel che è”…
E ancora….
L’avversità, se così vogliamo definirla, è una sirena luminosa che si accende per indicarci che c è qualcosa che non va come vorremmo… come la spia luminosa sul cruscotto dell’ auto che indica un guasto… Di certo non restiamo lì fermi a commiserare il guasto ma ci attiviamo per risolverlo quanto prima.
E se lo stesso atteggiamento lo avessimo nei confronti della vita?
Sono sicura che ringrazieremmo ogni avversità, guarderemmo ad esse come un bonus che la vita ci concede…
Credo che nulla ci accada per caso, ogni cosa arriva con un suo perché, per condurci chissà dove…
Il nostro essere confinati nei limiti della mente invece, cerca sempre una spiegazione “logicamente umana”.
Non dovremmo neanche chiederci perché arrivino…il tempo ci darà ragione.
Ci sono due modi per guardare alla vita…
Essere consapevoli che ogni esperienza, positiva o negativa che sia, vuole insegnarci qualcosa…….. Oppure lasciarsi seppellire vivi nella tomba del vittimismo e della rassegnazione.
A te la scelta!
Quanto più mi sferza il vento, tanto più affondo le mie radici
“Sono come la pianta che cresce sulla nuda roccia: quanto più mi sferza il vento, tanto più affondo le mie radici.”
(Proverbio Indiano)
Sempre più spesso si parla di spiritualità, di elevare le coscienze, di pratiche intense, di stati meditativi profondi o di primi approcci, in una società in cui stress e insoddisfazioni ergono come la punta di un iceberg. Ma quanta importanza si dà alla indispensabile necessità di portare le nostre energie verso il basso?
Diventare consapevoli, intuitivi, compassionevoli, empatici…
Troppo poco, a mio avviso, si parla di radicamento e di quanto sia importante costituire delle basi solide anche ai fini di una evoluzione spirituale.
La natura insegna…una pianta senza radici sopravvive poco, trae il suo nutrimento dalla terra attraverso le radici…e un albero si ancora fortemente alla terra e più è alto più ha radici profonde.
Essere radicati vuol dire essere in contatto con la realtà, essere connessi a Madre Terra che è la sorgente della vita.
La nostra stabilità e la nostra crescita sono nel radicamento e come affermava Carl Gustav Jung, il radicamento è l’inizio di un percorso spirituale, la base solida su cui poter edificare…
Non è possibile costruire una casa senza fondamenta, crollerebbe al primo smottamento della terra.
Il radicamento è il contatto con la realtà, con le nostre origini, è essere presenti nel qui e ora, è nella semplicità dei piedi ben piantati in terra che nutrono quell’umiltà che ci mantiene in basso, che ci ricorda ogni istante che non c’è un punto di arrivo ma che siamo in costante apprendimento.
Con i piedi ben piantati in terra, con le nostre potenti radici nutrite, possiamo elevarci verso il cielo senza essere con la testa tra le nuvole… Stabili ed equilibrati nell’affrontare ogni difficoltà senza mai desiderare di non essere più qua.
Dove ti porta il tuo «percorso spirituale»?
Penseresti mai di iniziare a percorrere una strada senza sapere dove andare?
Una strada che non sai se avrà una uscita e dove ti condurrà?
La percorreresti se qualcuno ti dicesse di entrarci? e ti fideresti ciecamente?
Probabilmente se la vivessi come l’unica via possibile… Ma la vita offre infinite possibilità.
Sempre più spesso si sente parlare di percorsi, di “sentieri da esplorare” … Ma hai una vaga idea di dove vorresti andare?
Un percorso…uno qualunque, ma un percorso, perché si possa dire “sto facendo un percorso”…come dire sto facendo una zuppa!
Qualcuno potrebbe obiettare…Ma allora come faccio ad iniziare un percorso spirituale, di consapevolezza, di elevazione…
Devo farlo questo “percorso” e come ?
La prima risposta che mi viene in mente è… non ne ho la più pallida idea…
Non credo sia possibile “decidere” di iniziare qualcosa volutamente o peggio ancora perché tutti lo fanno o perché il “maestro” mi ha detto. Sarebbe una forzatura, penso che certe cose accadano quando è il momento giusto…
Non discuto sul seguire una Via, sull’abbracciare una filosofia, una religione o una scelta di vita, sempre che le scelte esistano, ma sul modo in cui ci si approccia.
Si parla tanto di “sentire” ma da dove proviene quello che chiamiamo sentire?
E se il sentire fosse una camaleontica trasformazione della mente fortemente e inconsciamente condizionata?
Non sarebbe più sentire, non sarebbe scelta, sarebbe soltanto un uniformarsi ad un fenomeno che definisco gregarismo massificante, magari inconscio ma sempre massificante.
Penso solo che non c’ è da andare da nessuna parte…
Stare con “ciò che è”… È già un percorso… una via…una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio.
Cos’altro ti occorre?
Siamo così presi dall’idea di percorrere che perdiamo la gioia dell’istante, perdiamo l’attimo, e se il presente è l’unico momento che esiste e lo perdiamo, non stiamo vivendo.
Vogliono farci credere che dobbiamo andare chissà dove e chissà con quali mezzi.
È tutto molto più semplice…
È nella natura umana complicare le cose…È nella mente arzigogolata che tutto si ingarbuglia e si complica.
Devo fare un percorso, sto seguendo una via, sono tanto spirituale… Da dove arrivano queste affermazioni?
Non serve la risposta…ce l’hai già!!!
Yoga e semplicità
Chi apre la porta di una scuola
chiude una prigione.
Victor Hugo
Se sei ai primi approcci allo yoga è davvero dura… sicuramente ti starai chiedendo quale tipo di yoga “scegliere”.
Bene, ti sembrerò paradossalmente critica dicendoti tutti e nessuno.
La svendita dello yoga, di cui ho già parlato in un precedente articolo sul blog della scuola, ha portato alla nascita di numerosi stili abbastanza differenti.
Yoga statico, dinamico, spirituale, con supporti, senza supporti, meditativo, con la sauna…con salse, spezie, crudo o cotto…Ce n’è per tutti i gusti e puoi scegliere come sceglieresti un menù al ristorante.
Andando aldilà di ogni giudizio, senza stilare classifiche di serie A o serie B, ma basandomi sulla mia esperienza personale, che non è sicuramente la tua, voglio semplicemente consigliarti la non-scelta.
Lo yoga, come disciplina millenaria, ha insito in sé il seme della semplicità.
Non dovrebbe chiedere di aderire a dogmi, non è necessario.
Non dovrebbe costruire schemi, adottare misure restrittive che soffochino l’emergere della tua essenza come se qualcuno spingesse la tua testa sott’ acqua.
Lo yoga non chiede nulla, dovrebbe lasciare liberi di cogliere ciò che serve.
È l’arte dell’ascolto, dell’ascolto interiore, dell’accogliere in sé ogni cosa, del riconoscere in sé ogni cosa, non dell’ ascolto del maestro o delle mode del momento.
Le classificazioni, gli schemi, i dogmi, sono opera della mente umana, non dello yoga.
Perché mai dovresti aderire ad un determinato yoga piuttosto che ad un altro?
Lo yoga è un abito cucito a pelle…
Esci dai limiti di una pratica, guarda all’insieme per costruire il tuo yoga.
Definire, vuol dire porre dei confini.
Come puoi aprirti a livelli di consapevolezza maggiori se ti chiudi e ti delimiti nei confini di una pratica?
Non puoi varcare nessuna soglia se chiudi a chiave un cancello… Sarai sempre prigioniero delle tue stesse sbarre.
Lettera ad uno Yogi
Caro Yogi,
tra i tanti consigli che potrei dispensarti, vorrei suggerirti la pratica yoga.
Non starò qui ad elencare gli innumerevoli “miracoli prodigiosi”, a questo ci pensano i social e tutti coloro che ne fanno una merce da banco del “tre per due” .
“… riduce la pressione, l’ansia e lo stress, aumenta le difese immunitarie, tonifica il corpo e se partecipi alla grande raccolta punti e consegni la scheda entro e non oltre fine maggio, ti regala l’elisir di giovinezza e di lunga vita…”
Ti trasformerà in una sorta di supereroe, in un guerriero invincibile “passivo” capace di assorbire tutto a mo’ di pannocarta… in sintesi…
Voglio “svelarti” la verità, mio Caro Yogi.
La verità è che non avrai vita facile.
Agli occhi dei più, di chi ti guarderà senza avere la più pallida idea di cosa sia lo Yoga, sarai sicuramente Buddhista o Induista o addirittura un eretico e profano, senza sapere che tu il tuo Dio ce l’hai dentro di te e che hai una Spiritualità così grande che ha superato da un pezzo dogmi e precetti.
Sarà scontato che sei di quelli “strani” che mangiano cicorie e bevono tisane,
… fruttariano, crudariano, vegano o vegetariano…senza sapere che magari sei di quelli che semplicemente mangiano quello che gli piace e non sei invece una pecora da pascolo.
Sarai di quelli calmi e senza stress, con Mantra e Om sempre nella testa e magari di Mantra e Om proprio non ne vuoi sapere.
Sarai di quelli che vivono di pensieri filosofici e congetture astratte in un mondo ovattato che ottunde i tuoi sensi, senza sapere che magari vivi anche tu i piaceri della vita.
La mia intenzione, Caro Yogi,
non è sminuire lo Yoga con tali affermazioni, né spaventarti, semmai rasserenarti perché ti assicuro che non dovrai essere come ti dipingono.
Lo Yoga non ti trasforma in qualcosa che non sei ma nella semplicità di quello che sei.
Non è vero che diventerai invincibile e invulnerabile, anzi, forse lo diventerai anche di più ma ne avrai la consapevolezza accettando ogni parte di te.
Lo Yoga ti porterà in quella libertà che conquisterai momento dopo momento, fuori da quelle sbarre mentali dei condizionamenti e dei sensi di colpa, fuori dai tuoi stessi giudizi e da quelli gratuiti della gente…fuori dai tuoi schemi mentali e ancor più da quelle categorie tra i paletti in cui ci hanno relegati che son frutto, ahimè, delle prigioni di alcuni praticanti.
Lo yoga è altra cosa mio Caro Yogi.
Chi sei?
Ti sei mai chiesto… Chi Sei?
Niente di più semplice rispetto ai dubbi amletici della vita… convinti di conoscere la risposta o le risposte:
un padre, una madre, un insegnante, una donna, un figlio, un artista…
Un tempo cercavo di darmi mille risposte, oggi resto inerme e quasi indifferente davanti a questa domanda per non impazzire perché qualunque risposta sarebbe il frutto di un aspetto limitante dell’esistenza.
Alla domanda “Io chi sono” dovrei rispondere innanzitutto con quello che penso che io non sia, quello che mai vorrei essere.
Siamo troppo convinti di conoscerci a fondo e questo genera una scatola entro la quale ci chiudiamo, indossando abiti cuciti a pelle con tanto di maschere e corazze così aderenti che stentiamo a riconoscerli come tali.
Spesso ho parlato della necessità di accogliere quelle che Jung definisce ombre, quegli aspetti che mai vorremmo ci appartenessero, che riconosciamo negli altri e che altro non sono se non proiezioni di alcuni nostri aspetti.
Il de-limitarsi entro confini arginati non rinnega soltanto quella parte di noi che non vorremmo ci appartenesse ma ci preclude anche la possibilità di riscoprire le nostre potenzialità latenti relegandoci in una posizione di rassegnazione che soffoca quanto potrebbe emergere e la sua possibilità di realizzazione.
Similmente ad un carciofo che si spoglia foglia dopo foglia, dalle foglie più dure e spinose che come una corazza racchiudono il suo cuore…ogni foglia una definizione, ogni definizione un de-limitarsi, un arginarsi dentro confini a costruire una zona di comfort, situazioni alle quali siamo già abituati, e che costituiscono una routine letale.
Paura o controllo
Se hai bisogno di controllare qualcuno ne hai paura.. Se cerchi di privare qualcuno della sua libertà è semplicemente perché fai un cattivo uso della tua, trovare un difetto fuori ti permette di non guardare dentro di te la tua miseria… Ma non si rimane mai ciechi per sempre per fortuna…
Cosa c’è oltre la paura in Sirsasana
“Piccola riflessione filosofica su Sirsasana”
..stamattina presto mentre gatti e marito dormivano mi sono regalata due ore di pratica a casa…concludo con Sirsasana (verticale sulla testa) che faccio sempre male e con grande fatica perché rimango su di forza stando chiusa per paura di cadere oltre…
Oggi no…oggi mi sono inarcata di un cm in più…ho varcato quel limite che tanto mi spaventava e superando quell’ostacolo stranamente non ho trovato una caduta ma un meraviglioso senso di equilibrio e leggerezza…era proprio lì…era sempre stato lì solo che la paura non mi ci faceva avvicinare anzi la paura mi faceva fare in realtà più fatica del necessario…
Che sia così anche nella vita?…combattiamo battaglie estenuanti con noi stessi per paura di varcare limiti immaginari fissati nella nostra mente… limiti che se superati con un guizzo di coraggio in più aprirebbero la strada ad una visione più semplice e chiara delle cose…bisogna “solo” avere il coraggio di rompere quell’ostacolo o schema mentale (come direbbe il mio maestro..)
L’anno scorso mi è stato chiesto cos’è per me lo yoga ecco lo yoga per me è questo…entrare in una posizione che in realtà possono fare tutti e scoprirci un insegnamento…una visione diversa delle cose
Stiamo a vedere cosa porterà la prossima asana…
Francesca Rinaldi
Per approfondire leggi anche i tipi di Yoga più diffusi e Patanjali e gli 8 passi dello Yoga.
Le altre raccolte di riflessioni: Zen, meditazione e posizione seduta e Simboli, mito e corpo sottile.
Staff Yoga Planet · Aggiornato il 4 novembre 2026








